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Curiosità e paure degli Italiani sul Deep Web: i dati della ricerca di ESET

Curiosità e paure degli Italiani sul Deep Web: i dati della ricerca di ESET

Circa 4,7 milioni di internauti italiani dichiarano di conoscerlo. Dall'indagine emerge però un atteggiamento "conservatore" di grossa paura e diffidenza verso l'internet libero, auspicato solo dal 19% degli intervistati.

Pubblicato: 23/06/2016 14:45

di: Redazione BitCity

   

Circa 4,7 milioni di internauti italiani dichiarano di conoscere il Deep Web, ovvero l'Internet sommerso non rilevato dai comuni motori di ricerca: è quanto emerge dall'indagine Gli Italiani e il Deep Web: riservatezza, curiosità, paure e libertà su Internet condotta ad aprile 2016 da ESET, in collaborazione con ISIMM Ricerche.
Il fenomeno del Deep Web suscita dunque una sempre maggiore curiosità ed attenzione, soprattutto tra la popolazione italiana più giovane (18-35 anni), con più elevato titolo di studio e residente nel centro e nel sud Italia. Se il 17% degli intervistati dichiara di conoscere il Deep Web, il 26% ha utilizzato o ha sentito parlare di Bitcoin, la moneta virtuale utilizzata per gli scambi sul Deep Web.
Insieme a Deep Web e Bitcoin, secondo i dati dell'indagine di ESET, gli internauti italiani dichiarano di conoscere in misura significativa tutte, o quasi, le principali questioni di cyber security, dallo spam (79%) ed il furto di identità (71%) ai malware (67%) e alla problematica dell'adescamento online (42%).
L'indagine di ESET mette però in luce una diffidenza di fondo nei confronti dell'ecosistema Internet e la centralità dell'aspetto legato alla sicurezza: ben l'80,1% degli intervistati si dichiara infatti a favore di un Internet soggetto ad un severo controllo da parte delle forze di polizia anche a costo di un minor rispetto della privacy.

A dare maggior peso all'aspetto libertà è il 19,9% degli intervistati, composto soprattutto da giovani, studenti, in cerca di prima occupazione e anche gli utilizzatori più assidui della rete.
L'elemento della paura e della diffidenza si ripropone anche nella percezione prevalente del Deep Web, che per il 45% degli intervistati è un luogo utilizzato soprattutto per traffici illeciti. In misura più o meno analoga sono coloro che percepiscono il Deep Web come spazio di accesso a informazioni e notizie non pubblicate sulla stampa ufficiale (18%), dove è rispettata privacy ed è consentito navigare in totale anonimato (14%), e dove  poter sottrarsi alla censura (16%).


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