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Pazienti italiani: ricercano online, ma la metà non si fida delle informazioni sanitarie che trova

Pazienti italiani: ricercano online, ma la metà non si fida delle informazioni sanitarie che trova

MioDottore.it svela il rapporto di medici e utenti italiani con la salute 3.0. L’85% dei pazienti si affida alla rete per cercare informazioni sulla sanità, ma oltre la metà non si fida di ciò che trova online per poter prendere decisioni circa il proprio benessere fisico.

Pubblicato: 22/09/2017 16:00

di: Redazione BitCity.it

   

La tecnologia in piena era digitale è sempre più pervasiva della vita quotidiana delle persone arrivando a toccare un numero crescente di ambiti: tra i principali quello della salute. MioDottore.it – una delle più grandi piattaforme al mondo dedicata alla sanità privata, specializzata nella prenotazione online di visite mediche – ha interpellato i medici affiliati e i propri utenti in Italia per indagare come la rete e gli strumenti tecnologici a disposizione stiano diventando indispensabili nell’affrontare le tematiche relative alla sanità e a gestire la propria salute.  
I pazienti italiani dimostrano sempre maggior confidenza con la tecnologia ed è ben l’85% ad affidarsi a Internet per cercare informazioni riguardanti la salute. Oltre la metà (57%) ne apprezza l’immediatezza, mentre  più di un quinto (27%) la possibilità di confrontarsi con altre persone condividendo la propria esperienza; non da ultimo, il "filtro" dello schermo consente di superare l’imbarazzo che talvolta può manifestarsi nell’esporre vis à vis particolari dubbi a proposito delle proprie condizioni di salute (4%).  
Emblematico, tuttavia, che oltre la metà dei pazienti italiani (ben il 52%) non si fidi delle informazioni trovate online per prendere le corrette decisioni sulla propria salute; la perplessità principale (47%) risiede nel fatto che le informazioni non siano verificate da esperti, seguita da una scoraggiante mole troppo elevata di informazioni disponibili (32%) tra cui è spesso difficile districarsi, soprattutto se non si è degli esperti in materia. Utilizzare Internet per porre le proprie domande a un esperto è una prassi sempre più diffusa, ormai lo fa quasi un quarto (21%) dei pazienti del Bel Paese. Tendenzialmente si cerca così un secondo parere che confermi o smentisca una prima diagnosi (41%) oppure un modo per evitare un confronto diretto (23%).
Analogamente, la tecnologia è al centro delle modalità con cui gli italiani gestiscono la propria salute: quasi la metà (47%) ricerca lo specialista per una visita tramite Internet o attraverso piattaforme dedicate alla sanità e quasi la stessa percentuale (44%) nel momento di prenotare l’incontro preferisce proseguire attraverso strumenti tecnologici quali l’online booking, via mail o sistemi di messaggistica istantanea come Whatsapp o Facebook Messenger.
Da Nord a Sud dello Stivale la tecnologia si fa sempre più strada nel panorama sanitario italiano, coinvolgendo, in particolare, le grandi città. I medici "digitalizzati", infatti, operano in egual misura a Milano (16%) e Roma (16%), seguono Torino (10%), Napoli (7%) e Bologna (4%). A sorpresa, non sono gli specialisti più giovani a integrare maggiormente l’innovazione nell’esercizio quotidiano della professione, ma in primis quelli di età compresa tra i 36 e 45 anni (30%) e tra i 56 e 65 (25%). Attualmente, poi, gli uomini sono i più predisposti all’uso della tecnologia (61% vs. 39% delle donne) e tra le categorie di professionisti più avvezzi al mondo digitale primeggiano i dentisti (11%), seguiti dagli psicoterapeuti (8%) e dai nutrizionisti (7%). Il settore pubblico si conferma purtroppo fanalino di coda in termini di propensione al cambiamento e all’introduzione di strumenti tecnologici per la gestione della professione: solo il 10% dei medici 3.0 opera anche nel pubblico, contro uno schiacciante 60% del privato.      
Di fronte all’impiego della tecnologia nell’ambito della salute i professionisti italiani concordano nel dire che questa ha reso i pazienti addirittura sovrainformati (71%). 
La conseguenza di tale disponibilità di informazioni spacca però gli specialisti: secondo oltre la metà degli esperti (53%) questo rende i pazienti più diffidenti e più predisposti a mettere in dubbio la consulenza del medico, mentre solo il 18% dei professionisti vede questa evoluzione come positiva, confidando nel fatto che con maggiori fonti ed elementi a propria disposizione, le persone possano seguire meglio le indicazioni fornite senza dipendere troppo dal dottore. 
Al tempo stesso i medici scorgono nell’innovazione delle opportunità. In particolare, la possibilità di essere presente online rappresenta un canale molto potente per entrare in contatto con potenziali nuovi pazienti (63%) e per gestire meglio i contatti con pazienti esistenti e partner professionali (56%). Inoltre, è più della metà dei professionisti a pensare che la tecnologia contribuisca a offrire un’immagine più professionale ai propri contatti (55%), mentre il 40% conferma che i canali tecnologici possano offrire un servizio migliore alle persone, risolvendo così anche alcuni problemi di gestione. Ben il 20%, infatti, registra problematiche dal ricorrente dimenticare gli appuntamenti dei pazienti.

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