Dischi a stato solido, le soluzioni per il gaming

di: Daniele Preda

Il mercato delle unità SSD è ormai sufficientemente maturo e la capacità dei drive oggi in circolazione consente un impiego soddisfacente anche nel segmento domestico, per sistemi gaming ad alte prestazioni.

Se inizialmente, i drive allo stato solido, o SSD, sono stati considerati troppo costosi e lontani dalle tasche degli utenti privati, oggi lo scenario sta cambiando e la possibilità di integrare veloci unità nei propri PC costituisce una realtà a tutti gli effetti. I dischi SSD sono stati immessi sul mercato, in volumi, oltre quattro anni fa e, da allora, i produttori sono stati in grado di migliorare le prestazioni e incrementare la capacità offerta all’utente. Non è raro, oggi, imbattersi in postazioni gaming e workstation che fanno uso di dispositivi solid state, in configurazione single disk o multipla (Raid). Gli elementi principali di queste unità comprendono un array di moduli di memoria NAND, oggi realizzati con tecnologie costruttive comprese tra i 34 nm e i 19 nm.

La quantità e la densità di tali chip determina la capacità effettiva del dispositivo, solitamente costruito in formato da 2,5”. In un spazio così esiguo è possibile incorporare numerosi componenti e passare da capacità di 30/60 GByte, sino a 256/512 GByte, in funzione delle necessità. Il controller integrato e il relativo software di gestione determinano le reali prestazioni dei drive SSD e le capacità di trasferimento nei contesti più differenti. Esistono perciò unità vocate al business, con consumi contenuti e prestazioni modeste, ma una grande affidabilità, come anche versioni pensate per il gaming, per l’integrazione nei sistemi da gioco più potenti. Per aumentare il transfer rate in fase di lettura e scrittura, oltre al numero di operazioni eseguite al secondo (IOPS), viene integrato un buffer di memoria dedicato, in modo analogo a quanto avviene per i device magnetici convenzionali. In questo, la quantità di memoria varia considerevolmente tra le differenti generazioni di prodotti SSD. Tra le unità annunciate più di recente è possibile notare modelli con chip NAND a 21 nm e un buffer di tipo RAM a basso consumo LPDDR2 sino a 1.066 MHz, per un totale di 256 / 512 MByte.



Considerando l’attuale trend di crescita per questo specifico comparto storage, è possibile affermare che la standardizzazione di questi dispositivi è ormai completa. La quasi totalità di produttori di memorie e unità di archiviazione ha a listino differenti famiglie di drive SSD, ciascuna orientata, come detto, verso un settore d’impiego ben preciso. L’adozione dell’interfaccia Serial Ata 3, capace di un trasferimento massimo di 6 Gbps, consente una facile integrazione con tutte le piattaforme hardware più recenti, sia in ambito mobile, sia desktop. Oltre alle prestazioni in continua crescita, nel prossimo futuro ci aspettano unità sempre più solide e durature, a basso consumo e con capacità via via superiori.

Proprio grazie ai consumi ridotti e alle dimensioni compatte, queste unità SSD si trovano alla base di numerosi soluzioni mobile, come per esempio tablet, ultraportable e numerose varianti Ultrabook, l’innovativa categoria di portatili ad elevate efficienza introdotta da Intel.