Dischi a stato solido, le soluzioni per il gaming

di: Daniele Preda

Il mercato delle unità SSD è ormai sufficientemente maturo e la capacità dei drive oggi in circolazione consente un impiego soddisfacente anche nel segmento domestico, per sistemi gaming ad alte prestazioni.

Perche scegliere un SSD?

Se da un lato, i dispositivi SSD rappresentano il futuro per differenti scenari e realtà, dall’altro, le unità magnetiche continueranno a esistere per numerosi impieghi, sia a livello professionale, sia domestico. La capacità e il costo-per-GByte sono parametri molto importanti per determinati segmenti e situazioni, in questo momento solo i drive meccanici offrono capacità superiori a 1 – 2 GByte e prezzi accessibili. Sono dunque maggiormente indicati per sistemi Raid, NAS e per la video acquisizione.

In questo scenario, gli SSD si inseriscono come soluzioni veloci e affidabili, per applicazioni verticali e per sistemi di fascia alta. Tra gli aspetti principali che guidano l’utente nella scelta di un disco a stato solido c’è sicuramente la velocità di accesso e una latenza quasi nulla. Non utilizzando elementi meccanici, queste unità non risentono di problematiche dovute al tempo di spostamento delle testine e alla rotazione dei piatti, come avviene in un hard disk tradizionale. Questo si traduce in tempi di accesso inferiori a 1 ms e velocità di lettura e scrittura che possono essere facilmente superiori di 3 – 5 volte rispetto ai drive magnetici. Se dunque desiderate velocizzare la vostra postazione di gioco e ridurre al minimo i tempi di boot, caricamento, spegnimento e standby, un SSD può fare al caso vostro. Questi dispositivi possono battere senza difficoltà anche con le unità convenzionali più veloci e costose, come quelle a 10K e 15K giri al minuto.

Oltre alle performance, che comunque costituiscono l’aspetto predominante che contraddistingue questi drive, ci sono numerose altre variabili da tenere in considerazione nella scelta di un SSD. Simili prodotti vantano consumi sensibilmente più bassi rispetto alla concorrenza e possono essere integrati nei sistemi mobile, per risparmiare la carica residua dell’accumulatore e incrementare l’autonomia complessiva. Tra i vantaggi, la totale assenza di parti meccaniche consente di operare nella massima silenziosità, senza produrre ronzii o vibrazioni. Non solo, la struttura priva di elementi in movimento è nettamente più solida e capace di operare in condizioni critiche, come per esempio al di sopra di certe altezze (oltre i 10.000 metri), con temperature sino a 70°C e persino in caso di impatti notevoli e superiori a 1.000 G. Detto questo è bene considerare quello che, ad oggi, viene indicato come il principale limite operativo di queste soluzioni. Adottando moduli di memoria per l’archiviazione permanente delle informazioni, i drive SSD effettuano continue scritture/cancellazioni e riscritture nei blocchi NAND, riducendone costantemente il ciclo utile di vita. Questi componenti infatti, sopportano una quantità elevata, ma limitata, di accessi e modifiche di stato. Ogni processo di scrittura erode progressivamente la durata delle celle e l’integrità dell’intera struttura. Per ovviare a questo inconveniente, il firmware di controllo dell’unità si occupa di validare gli spazi utilizzati e di riutilizzare in modo uniforme le differenti aree di memoria. Questa ridistribuzione dei dati assicura performance elevate e consente di estendere il più possibile il ciclo di vita del dispositivo.