SSD Caching, un’iniezione di velocità

di: Daniele Preda

La tecnologia Solid State per l’archiviazione dei dati si sta progressivamente imponendo anche nel mondo consumer. Utilizzare un drive SSD come cache dati costituisce una soluzione vantaggiosa ed economica per velocizzare il proprio PC.

I dispositivi SSD, ormai disponibili da alcuni anni anche per il mercato consumer, hanno sofferto per un lungo periodo a causa dei prezzi elevati e della capacità limitata. Il progressivo miglioramento delle tecnologie costruttive e il continuo interesse da parte del mercato hanno permesso una sensibile riduzione dei costi e l’adozione di questa piattaforma in differenti campi d’impiego. Tra le numerose aree di pertinenza, queste unità stanno trovando impiego come “acceleratori” per drive magnetici. Diversi produttori hanno infatti annunciato soluzioni SSD Caching e annoverano differenti modelli a listino.

Il concetto di base è molto semplice e consiste nell’utilizzare i drive SSD come cache del disco magnetico primario residente in una configurazione. Sfruttando i dischi allo stato solido, molto veloci, ma poco capienti, è possibile accelerare in modo evidente il caricamento delle applicazioni, il boot di sistema e l’apertura dei file che usiamo più spesso. Questa memoria ultrarapida funziona in modo analogo alla cache che si trova integrata nelle moderne CPU e GPU, in modo da incrementare la velocità di accesso ai file utilizzati.

Nella maggior parte dei casi, i pacchetti oggi in commercio sono costituiti da unità SSD con capacità ridotta e da un software di terze parti che si occupa di gestire i parametri di caching. Grazie alla capacità limitata delle unità in bundle, il costo complessivo del pacchetto risulta decisamente appetibile e alla portata di chi desidera effettuare un upgrade rapido ed economico. Il software dedicato, pensato per Microsoft Windows 7, è affiancato da specifici dischi a stato solido con capacità a partire da 30 GByte, da installare nel PC senza necessità di formattazione del drive primario.

Come detto, la capacità e le prestazioni assolute dell’SSD non risultano di primaria importanza, mentre è nettamente più importante disporre di una piattaforma software di controllo più efficiente possibile. Una volta installata e configurata, la soluzione SSD Caching risulta trasparente al sistema, sarà l’applicativo a determinare il contenuto che verrà immagazzinato di volta in volta all’interno del dispositivo.

La peculiarità del programma che effettua la gestione della cache riguarda la propria capacità di “apprendere” le abitudini d’uso dell’utente. In questo modo è possibile registrare quali sono i file e i programmi che vengono caricati più spesso e conseguentemente è possibile memorizzarli nell’area SSD. Giorno dopo giorno, il sistema continua a monitorare le modalità d’uso del PC e a copiare nuovi file utili. Una volta ottimizzati i percorsi e gli schemi di caricamento/rimozione relativi al contenuto con accesso frequente, la soluzione SSD Caching è in grado di offrire significativi incrementi di velocità e tempi di reazione del sistema più rapidi. Durante l’avvio e il caricamento dei file verrà infatti privilegiata l’unità a stato solido, che offre facilmente prestazioni 2 – 3 volte superiori ai drive magnetici mainstream.

Tra le motherboard gaming disponibili sul mercato, la Maximus V Gene rappresenta un concentrato di tecnologia. In un formato MicroATX sono infatti incluse le principali caratteristiche necessarie per la costruzione di un sistema potente e reattivo, tra queste la possibilità di installare drive mSATA.


In questo modo, oltre a non dover formattare la propria macchina per l’installazione di un nuovo dispositivo di storage, non dovremo neppure preoccuparci di configurare complicati software. Per quanto riguarda la sicurezza dei dati, è importante segnalare che i file sorgente verranno comunque mantenuti aggiornati anche sul disco meccanico, in modo da non modificare la struttura del file system ed evitare danneggiamenti o blocchi del sistema.

Tra i prodotti oggi in commercio, segnaliamo la serie Corsair Accelerator, composta da unità con capacità di 30, 45 o 60 GByte e affiancati da una soluzione software Nvelo. I drive SSD sono in grado di offrire prestazioni indicative di 280 MB/s in lettura e 260 MB/s in scrittura e sono disponibili con un prezzo di partenza di circa 50,00 Euro (street price per la versione da 30 GByte).

Sandisk propone invece una versione da 32 GByte della famiglia ReadyCache, abbinata alla suite software ExpressCache di Condusiv Technologies.
Le varianti OCZ Synapse sono disponibili in versione da 64 GByte o 128 GByte e sono dotate di software Dataplex.

Per i sistemi notebook e desktop che supportano l’integrazione di un drive mSATA, Adata propone la serie XPG SX300 con interfaccia Serial Ata 3, capacità sino a 256 Gbyte e controller LSI SandForce SF-2281.

La soluzione Adata XPG SX300 rappresenta un’alternativa di tipo mSATA da installare sulle motherboard e i notebook predisposti.

In alternativa alle soluzioni hardware+software a pacchetto chiuso, esiste la possibilità di abilitare la cache tramite unità SSD o mSATA, adottando componenti che fanno uso della più recente piattaforma Intel Ivy Bridge. I processori Core di terza generazione e i relativi chipset, introdotti all’inizio del 2012, supportano infatti la tecnologia Intel Smart Response, che si occupa di aggregare unità SSD e magnetiche per accelerare l’esperienza d’uso complessiva dell’utente. Un’ulteriore variante che può essere presa in considerazione riguarda la scelta di motherboard con un controller Serial Ata / mSATA dedicato al piattaforma di caching e capace di effettuare la gestione dei dati tra i due drive, come per esempio la recente Asus Maximus V Gene.