Paris Call for Trust and Security in Cyberspace: a Parigi firmata la prima "pace cyber"

Una cinquantina di nazioni firmano un accordo per rendere più sicuro il mondo online. Ma mancano le grandi cyber-potenze.

Autore: Redazione BitCity

Cos'ha di diverso una guerra nel cyberspazio rispetto a una guerra convenzionale? Le differenze ovvie sono molte, una spesso sottovalutata è che in prima fila in una azione di guerra digitale non ci sono i soldati ma i comuni cittadini. Siamo noi oggetto di attacchi ormai costanti, e sempre più spesso riconducibili a nazioni più che a semplici criminali, attraverso ad esempio campagne di spam o sottrazione delle credenziali bancarie. E per difendersi al meglio la buona volontà dei singoli cittadini - quando c'è - non basta. Per questo da tempo si chiede una specie di Convenzione di Ginevra digitale, che protegga i più deboli dalle nuove forme di sopraffazione online.

A Parigi è stato ratificato il Paris Call for Trust and Security in Cyberspace. È in sintesi un patto tra nazioni e tra imprese che mira a rendere (più) sicuro il cyberspace, partendo dal presupposto che gli spazi virtuali sono oggi importanti quanto quelli fisici. E in alcuni casi anche di più.

Per questo, spiega il documento finale del Paris Call for Trust and Security in Cyberspace, bisogna applicare anche online i principi fondamentali delle leggi internazionali. "Gli stessi diritti che le persone hanno offline - si spiega - devono essere protetti anche online".

Idealmente, le realtà che hanno sottoscritto il patto si impegnano in varie azioni che insieme indubbiamente porterebbero a un mondo online più sicuro. Ad esempio, prevenire attività cyber ostili a danno delle persone, come anche quelle attività che influenzano le scelte dei cittadini durante le elezioni.


Tra i firmatari del Paris Call for Trust and Security in Cyberspace ci sono, oltre a una cinquantina di nazioni tra cui l'Italia, molte grandissime imprese (Google, Facebook, IBM, HP...) che si impegnano sostanzialmente a non compiere azioni online di spionaggio industriale, a "blindare" i propri processi e a non contribuire allo sviluppo di tool che possono essere usati per azioni di hacking ostile.

Il problema del Paris Call for Trust and Security in Cyberspace sta però in chi non lo ha sottoscritto. Nel settore privato ci sono quasi tutti i nomi che ci si aspetterebbero, con Amazon come unico assente di rilievo (e i giganti cinesi dell'online, ma quello era prevedibile). Tra gli Stati ci sono invece assenza fondamentali ed è difficile parlare di cyberspace sicuro senza la partecipazione delle principali cyber-potenze: Stati Uniti, Russia, Cina, Israele.

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