Call of Duty Black Ops III, tra guerra ed etica

L'ultimo titolo di Call of Duty, Black Ops III, ha suscitato diverse polemiche dopo i recenti avvenimenti di Parigi.

Autore: redazione videogiochi e film

Lanciato lo scorso 6 novembre, Call of Duty Black Ops III rappresenta l’ultimo titolo pubblicato da Activision.
Da sempre, videogiochi di questo genere hanno suscitato aspre critiche, accusati di incitare alla violenza. Prodotto 12 anni dopo il primo capitolo della serie di Call of Duty, Black Ops III racconta di un conflitto ambientato nel futuro: protagonisti dell’azione sono alcuni soldati-macchina che, grazie ad un chip impiantato nel cervello, risultano quasi imbattibili e capaci di immagazzinare un’incredibile quantità di informazioni.
L’idea di uomini sempre più specializzati nell’arte della guerra non è vista di buon occhio, soprattutto in virtù  delle tristi vicende che hanno segnato gli ultimi giorni.
Addirittura, sembrano circolare in rete notizie affermanti che i combattenti dell’ISIS utilizzerebbero questo tipo di videogiochi per affinare le proprie capacità di combattimento e di strategia, unitamente all’ipotesi secondo cui gli attentatori avrebbero utilizzato le console per comunicare e pianificare gli attentati di Parigi.
Black Ops III rischia così di trascinare con sé ulteriori critiche e perplessità.

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