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L’Europa su Marte con la missione ExoMars

Lunedì prossimo, 14 marzo, la navetta che poterà l’Europa su Marte sarà lanciata nella base russa di Baikonur, nel Kazakhstan.

Autore: redazione social media

Pubblicato il: 11/03/2016

La navetta che poterà l’Europa su Marte è pronta sulla rampa di lancio nella base russa di Baikonur, nel Kazakhstan.
Il veicolo della missione ExoMars, nata dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e quella russa Roscosmos, è pronto ed è in perfetto stato.
Il lancio è programmato per le 10:31 italiane di lunedì prossimo, 14 marzo.
ExoMars è una missione articolata in due fasi. La prima è quella inizierà lunedì prossimo, mentre la seconda è programmata per maggio 2018.
La sonda ‘madre’ resterà nell’orbita di Marte per individuare la presenza di metano e di altri gas compatibili con la vita.
Farà poi scendere un modulo, chiamato Schiaparelli in onore dell’astronomo italiano Giovanni.
Sulla superficie di Marte, Schiaparelli porterà diversi strumenti tra cui una stazione meteo. L’obiettivo di questa prima fase è mappare Marte e averne anche un modello 3D, con il compito di dimostrare la capacità europea di atterrare sul pianeta rosso.
Nel 2018 la seconda fase della missione prevede il rilascio su Marte di un rover equipaggiato con un trapano che perforerà il suolo fino a due metri di profondità in cerca di tracce di vita.
L’Italia ha la responsabilità complessiva dell’andamento di Exomars.
Il già citato modulo di discesa Schiaparelli è a guida italiana e lo è anche l’atteso ‘trapano’ che perforerà Marte nel 2018, così come il centro di controllo del rover. L’industria italiana ha prodotto anche quattro importanti strumenti.
Dreams è la stazione meteo che Schiaparelli porterà su Marte. Amelia elaborerà i dati raccolti dai sensori di Schiaparelli durante la sua discesa.
All’interno del trapano italiano sarà inserito uno spettrometro in grado di analizzare l’evoluzione biologica del sottosuolo.Infine un quarto strumento, il microriflettore laser Inrri, sarà sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

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