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La Commissione europea lancia una campagna contro gli stereotipi di genere

. Solo il 20% dei laureati in tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) sono donne, mentre un esiguo 8% degli amministratori delegati delle grandi società quotate in borsa nell'UE sono donne.

Autore: Redazione BitCity

Pubblicato il: 06/07/2023

Nell'Unione europea gli stereotipi di genere sono ancora ampiamente diffusi. Ad esempio, secondo i dati Special Eurobarometer 465: Gender Equality 2017, il 44% delle persone nell'UE pensa che il ruolo più importante di una donna sia quello di prendersi cura della casa e della famiglia.

Per ripensare le prospettive e aprire una discussione sugli stereotipi di genere, la Commissione europea ha lanciato una campagna sui social media dell'UE che affronta gli stereotipi di genere in tutta l'UE e in Italia.

La campagna, attiva con l'hashtag #EndGenderStereotypes, mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sugli effetti dannosi degli stereotipi di genere che limitano le scelte e le opportunità di ognuno. Sfidando i luoghi comuni, la campagna cerca di promuovere l'uguaglianza di genere e di creare una società più inclusiva e libera per tutti.

Gli stereotipi di genere continuano a limitare le opportunità sul posto di lavoro e a incidere sulla qualità della vita a casa. Nonostante rappresentino il 51% della popolazione europea e superino gli uomini nelle lauree in vari settori, le donne continuano a essere sottorappresentate nella forza lavoro. Questa mancanza di diversità è particolarmente evidente nei settori della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica (STEM) e nelle posizioni di leadership. Secondo Eurostat, solo il 67,7% delle donne nell'UE aveva un'occupazione a tempo pieno, contro il 78,5% degli uomini. Solo il 20% dei laureati in tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) sono donne, mentre un esiguo 8% degli amministratori delegati delle grandi società quotate in borsa nell'UE sono donne.

L'Italia si colloca al 14° posto nell'UE nel Gender Equality Index, con un punteggio di 65 su 100, che è di 3,6 punti inferiore alla media dell'UE. Dal 2010, il punteggio dell'Italia è aumentato di 11,7 punti, facendo salire il nostro Paese in classifica di sette posizioni. Si tratta di uno dei maggiori miglioramenti a lungo termine.



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