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Vacanze e recensioni false: la nuova stretta legale contro l'inganno digitale

Dalle sanzioni penali per gli autori alle multe fino al 6% del fatturato per le piattaforme, ecco cosa rischia chi altera la reputazione online con l'intelligenza artificiale.

Autore: Redazione BitCity

Pubblicato il: 17/07/2026

Nell'estate 2026, con 36 milioni di italiani pronti a partire per le vacanze, il settore turistico si trova ad affrontare la sfida delle recensioni online, un fattore che condiziona l'82% delle prenotazioni alberghiere e dei servizi turistici. Tuttavia, dietro la ricerca della struttura ideale si cela il rischio crescente di raggiri, con il 33% degli italiani che utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per pianificare i propri viaggi. Gli esperti legali dello studio internazionale RÖDL avvertono che il panorama normativo è cambiato radicalmente, trasformando quella che poteva apparire come una pratica scorretta in un illecito con conseguenze gravissime. L’autore di una recensione online illecita può essere chiamato a rispondere non solo in sede civile per il risarcimento dei danni, ma anche in sede penale, con il rischio di accuse per diffamazione aggravata o sostituzione di persona. Non meno severe sono le ripercussioni per le aziende e gli intermediari coinvolti, che rischiano sanzioni amministrative pecuniarie fino a 10 milioni di euro e persino la sospensione dell'attività per pratiche commerciali scorrette in violazione del Codice del Consumo.

“L’autore di una recensione online illecita può essere chiamato a rispondere in sede civile per il risarcimento dei danni – patrimoniali e non patrimoniali – e, ove ne ricorrano i presupposti, anche in sede penale, in particolare per diffamazione aggravata commessa mediante altri mezzi di pubblicità, nonché, se del caso, per sostituzione di persona o altre fattispecie di reato” ribadisce l’avv. Valeria Spagnoletti Zeuli dello studio RÖDL, che poi sottolinea “Per quanto riguarda committenti e intermediari che promuovono o diffondono recensioni ingannevoli, tali condotte rientrano nelle pratiche commerciali scorrette vietate dal Codice del Consumo: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ai sensi dell’art. 27, può inibire la pratica, ordinare la rimozione o comunque l’eliminazione degli effetti e irrogare sanzioni amministrative pecuniarie fino a 10 milioni di euro, con ulteriori sanzioni e persino la sospensione dell’attività in caso di inottemperanza ai propri provvedimenti.”

L'ascesa dell'intelligenza artificiale ha complicato ulteriormente lo scenario, aprendo la strada a una nuova frontiera dell'inganno basata sull'utilizzo di tecnologie deepfake. I dati indicano che dal 2022 i tentativi di truffe basate su sistemi di intelligenza artificiale sono aumentati del 3.000%, spingendo il Garante per la protezione dei dati personali a ribadire la pericolosità dei contenuti sintetici generati da immagini o voci reali. Tali pratiche non rappresentano soltanto potenziali fattispecie di reato, ma violano i diritti fondamentali e il GDPR, oltre a dover sottostare agli obblighi di mappatura, formazione e trasparenza previsti dall'AI Act. Le recensioni generate artificialmente sono oggi sotto la lente d'ingrandimento, poiché il loro utilizzo per scopi fraudolenti può determinare conseguenze giudiziarie immediate, rendendo la trasparenza un requisito imprescindibile per chiunque operi nel mercato digitale.

In questo nuovo ecosistema normativo, le piattaforme digitali non possono più invocare la neutralità. Grazie all'implementazione del Digital Services Act (DSA) e della Legge n. 34/2026, i portali di prenotazione hanno l'obbligo legale di dimostrare di avere sistemi efficaci per intercettare e gestire le recensioni false. Le piattaforme sono tenute ad adottare misure preventive rigorose contro gli abusi, includendo la gestione degli utenti recidivi e garantendo priorità ai segnalatori attendibili. Per i grandi player del settore, il rischio di inottemperanza è elevatissimo: le autorità europee hanno infatti il potere di irrogare sanzioni pecuniarie fino al 6% del fatturato mondiale annuo, oltre all'obbligo di sottoporre la propria gestione dei rischi ad audit indipendenti annuali. La protezione della reputazione online è dunque diventata una responsabilità condivisa che impone una vigilanza tecnologica costante e una conformità legale rigorosa.



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