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Roma, già  120 i "drogati del web" in cura

L'Internet Addiction Disorder, ambulatorio nato all'interno del Policlinico Gemelli di Roma per curare la dipendenza dal web, ha già  ricevuto 120 richieste d'aiuto. Tra i pazienti, soprattutto uomini adulti e adolescenti.

Autore: Irene Canziani

Pubblicato il: 22/06/2010

120 richieste di aiuto in 8 mesi. Questo il bilancio provvisorio dell'ambulatorio del Policlinico Gemelli di Roma dedicato all'Internet Addiction Disorder: il centro, nato ad inizio novembre 2009 per aiutare i cosiddetti "drogati del web" a liberarsi dalla dipendenza dalla rete, ha in questi mesi incrementato la propria popolarità  e cominciato la cura vera e propria dei pazienti.
Sempre più persone, infatti, si rendono conto di non poter più fare a meno di internet, di non riuscire a staccarsi da social network, chat, blog, amicizie virtuali, giochi e anche attività  di sesso virtuale, in una spirale che può portare anche verso comportamenti patologici.
E proprio qui interviene il centro, come spiega Federico Tonioni, lo psichiatra coordinatore dell'ambulatorio, ad Adnkronos Salute. "Le richieste e l'afflusso dei pazienti sono state costanti, con una media di circa 20-30 contatti al mese, a cui si aggiungono le telefonate dei genitori preoccupati per i figli adolescenti" afferma Tonioni.
Ma quali categorie di persone si rivolgono all'ambulatorio?
In questi mesi si sono delineate due tipologie di pazienti principali: un primo gruppo consistente è quello degli uomini dai 25 ai 40 anni circa, che sono spesso consapevoli del loro problema ma non riescono ad uscirne. Le attività  verso le quali essi sviluppano una dipendenza sono soprattutto il gioco d'azzardo, i giochi di ruolo e il sesso online.
La seconda tipologia è rappresentata dai ragazzi dai 13 ai 20 anni, che si presentano in ambulatorio spontaneamente o accompagnati dai genitori preoccupati. In questi casi i sintomi più frequenti della dipendenza sono quelli di una dissociazione prolungata dalla realtà , accompagnata da una diminuzione del rendimento scolastico e della vita di relazione reale.
Il team dell'ambulatorio, però, cerca di frenare l'allarmismo: non bisogna dimenticare che gli adolescenti fanno parte della cosiddetta generazione dei "nativi digitali", e che l'interazione con le nuove tecnologie fa parte dei loro processi cognitivi. L'uso che essi fanno del computer "è nuovo, e non sempre patologico: gli elementi di novità  hanno infatti un valore evolutivo. Ad allarmare deve essere invece lo sviluppo di un pensiero paranoide".
Da ultimo, il personale del centro fa notare la scarsa presenza delle donne tra i pazienti. "Abbiamo ricevuto pochissimi contatti 'in rosà  - spiega Tonioni - e questo anche se sappiamo che usano il Pc, navigano e non disdegnano social network, blog e chat".
Questo non vuol dire necessariamente che le donne non siano "schiave" della rete: secondo l'esperto "il fatto è che se anche hanno un problema, non chiedono aiuto".

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