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Effetto a catena: se Facebook va giù, milioni di siti rallentano

Dynatrace: "Un’ora senza Facebook si traduce in rallentamenti e disservizi per oltre 7.500 siti web".

Autore: Redazione BitCity

Pubblicato il: 30/01/2015

Questa settimana, a causa di un guasto, Facebook e Instagam sono stati fuori servizio per circa un’ora. Un tempo molto lungo nel mondo della rete e che secondo Dynatrace, ha comportato un effetto a catena colpendo i siti web di tutto il mondo.
Tramite la sua soluzione Outage Analyzer, Dynatrace ha monitorato quanto accaduto nella mattina di lunedì 28 gennaio identificando 29 diverse location dove operano i server Facebook interessate dal guasto. In particolare, l’accaduto non ha riguardato il data center cuore di Facebook in Oregon ma i contenuti distribuiti nei sub-data center negli Stati Uniti e in tutto il mondo, di proprietà e non.
La conseguenza maggiormente critica è che almeno 7.500 siti web che dipendono da una risposta JavaScript di un server Facebook si sono trovati con operazioni rallentate o del tutto bloccate a causa della  mancata risposta di Facebook. Chiaramente gli utenti di Facebook che accedevano a questi servizi non potevano avere alcun tipo di risposta o fare nulla nel corso dell’ora di blackout.
Questo è solo una delle conseguenze che si possono trarre analizzando i dati raccolti da Dynatrace, che monitora le prestazioni dei siti web per i principali retail, servizi finanziari, mondo dell’e-commerce e analizza le operazioni online per centinaia di aziende nel mondo.
Un'altra conclusione interessante è che di certo l'interruzione non è stata causata da un attacco informatico, anche se se un gruppo online ha voluto rivendicarlo attribuendosi il merito tramite dei tweet. Facebook stessa li ha smentiti dichiarando che il problema non è stato causato da terze parti ma da un errore durante una modifica della configurazione. Dalla sua posizione imparziale osservando il web, Dynatrace conferma.
Il rallentamento ha riguardato i siti che utilizzano il bottone “Mi piace” di Facebook e che hanno quindi delle interrelazioni con il social network, a conferma della vulnerabilità delle aziende che si affidano a link di terze parti sulle proprie pagine online.

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