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Yelp contro Google, le scelte di ricerca danneggerebbero gli utenti

Uno studio di Yelp rivela che quando chiediamo qualcosa a Google, i risultati scelti dal motore di ricerca ci danneggiano, oltreché sfavorire slealmente i concorrenti di Big G.

Autore: redazione social media

Pubblicato il: 30/06/2015

Uno studio realizzato da due docenti, Tim Wu, professore di legge alla Columbia University, e  Michael Luca, economista ad Harvard, in collaborazione con il gruppo di data scientist di Yelp, il sito dedicato alle recensioni dei consumatori, rivela che quando chiediamo qualcosa a Google, i risultati scelti dal motore di ricerca ci danneggiano, oltreché  sfavorire slealmente i concorrenti di Big G. 
L'analisi, presentata all'Antitrust Enforcement Symposium di Oxford nel fine settimana, può essere divisa in due parti.
La prima dimostra che il colosso di Mountain View colloca in cima alla classifica degli indirizzi mostrati agli utenti un numero di suoi prodotti maggiore rispetto al materiale fornito da altri siti web. L'altra sostiene che per questa ragione 
Sergey Brin e Larry Page limitino le scelte dei consumatori che, altrimenti, verrebbero indirizzate altrove, preferendo altri contenuti.
Wu ha così dichiarato: "La cosa più sorprendente e scioccante è stato realizzare che Google non sta presentando i prodotti migliori. Infatti, sta mostrando una loro versione che è degradata e intenzionalmente peggiore per i consumatori".
Per dimostrare la loro tesi, i ricercatori hanno presentato a 2690 utenti due diverse categorie di risultati, in risposta ad alcune domande riguardanti dei business locali. Una metà di loro si è trovata davanti i tipici esiti proposti dall'azienda statunitense: sette link collocati in cima alla pagina del motore di ricerca che reindirizzano l'utente ai contenuti confezionati dal prodotto di Brin e Page. Mentre l'altra metà ha visionato delle pagine modificate, grazie un Internet plug-in, dove i link originali sono stati rimpiazzati da una lista di risultati esterna. Di conseguenza, gli utenti hanno avuto il 45% di probabilità in più di cliccare sui contenuti meritocratici, piuttosto che su quelli proposti dal colosso di Mountain View. Conclude lo studio: "La diffusa tesi che la ricerca universale di Google serve gli utenti e i commercianti è dimostrabilmente falsa. Invece, nella più larga categoria di ricerca (basata su richieste locali), Big G sembra strategicamente distribuire la ricerca universale in un modo che degrada il prodotto per rallentare ed escludere i concorrenti dal suo paradigma di ricerca dominante".   
Attualmente, si attende la linea ufficiale di difesa che Google adotterà in Europa.
Una replica alle accuse già mosse contro di lui da Bruxelles è prevista per il prossimo 17 agosto.

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