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Shopfully: un italiano su due è pronto a scambiare i propri dati in cambio di sconti e vantaggi concreti

Il report "The State of Shopping 2026" rivela che il consumatore italiano è più aperto alla condivisione rispetto alla media europea, ma esige trasparenza e benefici tangibili per accettare la personalizzazione.

Autore: Redazione BitCity

Pubblicato il: 27/07/2026

Il rapporto tra consumatori, brand e retailer sta vivendo una fase di profonda trasformazione, guidata dalla necessità di coniugare la tutela della privacy con il desiderio di un maggiore potere d’acquisto. Secondo i dati emersi dal report annuale "The State of Shopping 2026" di Shopfully, gli italiani si distinguono nel panorama europeo per una maggiore apertura alla condivisione dei dati personali: quasi un consumatore su due, ovvero il 49%, è infatti disposto a fornire le proprie informazioni in cambio di promozioni rilevanti o sconti concreti. Questo dato, che supera nettamente la media europea ferma al 29%, conferma che nel nostro Paese la logica del valore è diventata il pilastro fondamentale di qualsiasi interazione commerciale. Tuttavia, questa disponibilità non è incondizionata, poiché emerge una marcata polarizzazione che vede il 29% degli utenti opporsi categoricamente al passaggio dei propri dati, mentre un’altra quota significativa subordina il proprio consenso a una totale trasparenza sulle finalità di utilizzo e alla possibilità di gestire o revocare facilmente i permessi concessi.

La personalizzazione dei contenuti, sebbene rappresenti uno strumento potente per guidare le decisioni d’acquisto, si conferma una pratica estremamente delicata da gestire. Sebbene il 51% degli italiani valuti positivamente le offerte su misura, è altrettanto vero che oltre un terzo del campione (36%) percepisce tali messaggi come invadenti o indesiderati, arrivando persino a evitarli attivamente. Questo divario evidenzia quanto sia sottile il confine tra un servizio utile e un’intrusione nella vita privata: la personalizzazione basata sui dati risulta vincente solo quando è in grado di rispondere a un'esigenza reale e immediata dell'utente, mentre rischia di generare rifiuto nel momento in cui manca di pertinenza. Di conseguenza, per le aziende la capacità di dimostrare concretamente il valore di tali informazioni in ogni fase del percorso di acquisto non è più un optional, ma il presupposto necessario per costruire un rapporto di fiducia duraturo.

In questo scenario, gli italiani si confermano consumatori particolarmente selettivi, richiedendo che la pubblicità offra un contributo pratico alle proprie scelte. Stando all'indagine, il 55% degli intervistati considera la comunicazione commerciale utile esclusivamente quando aiuta a scoprire offerte e promozioni che altrimenti rimarrebbero inosservate. Questo livello di selettività, leggermente superiore rispetto ad altri mercati europei, suggerisce che la strada da percorrere per i brand non risiede nell'aumento della pressione comunicativa, bensì nella qualità e nel contesto. La sfida futura per i retailer è dunque quella di puntare su contenuti altamente pertinenti e contestualizzati, capaci di orientare efficacemente il consumatore lungo il suo percorso decisionale, trasformando ogni contatto pubblicitario in una reale opportunità di risparmio e di pianificazione degli acquisti.



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