Una ricerca condotta da Centiment per Panda Security su un campione di utenti adulti rivela il divario tra la crescente consapevolezza dei rischi digitali e la reale adozione di contromisure protettive.
Autore: Redazione BitCity
Pubblicato il: 15/09/2026
Il panorama della sicurezza digitale sui social media è profondamente cambiato, spostando l'asse delle preoccupazioni ben oltre il tracciamento dei cookie o la pubblicità mirata. Secondo un sondaggio condotto da Centiment per conto di Panda Security su un campione di 1.002 utenti adulti, il 55% delle persone teme che l'intelligenza artificiale possa sfruttare foto e video pubblicati online per generare deepfake capaci di clonare il volto, la voce o l'intera identità digitale. Un timore che si accompagna alla constatazione del 47% degli intervistati, i quali ritengono che tali contenuti falsi rendano ormai arduo distinguere il confine tra realtà e finzione. Nonostante questa forte percezione del rischio, solo il 46% dichiara di riflettere attivamente sulla propria privacy e di adottare misure concrete, mentre un utente su cinque ammette di non aver fatto abbastanza nonostante le inquietudini.
Sul fronte della raccolta dei dati personali, il livello di diffidenza varia notevolmente in base alle piattaforme e alle fasce d'età. Facebook continua a rappresentare la principale fonte di preoccupazione per il 65% degli intervistati, distanziando nettamente TikTok, indicato dal 35%. L'unica eccezione rilevante è costituita dalla Generazione Z, dove il trend si inverte: il 52% dei giovani individua in TikTok la piattaforma più critica, a fronte del 37% che punta il dito contro Facebook. A complicare il quadro interviene il fattore della pressione sociale o FOMO, che spinge il 28% degli utenti complessivi - quota che sale al 49% tra la Generazione Z e al 41% tra i Millennials - ad installare applicazioni pur consapevoli dei rischi sulla privacy, semplicemente per allinearsi alle abitudini di amici e familiari.
Le ansie degli utenti si concentrano principalmente sull'esposizione di informazioni critiche, come i dati di documenti d'identità, temuti dal 50% del campione, e le informazioni finanziarie, indicate dal 49%, mentre il tracciamento della posizione si attesta al 26%. Come evidenziato da Hervé Lambert, Global Consumer Operations Manager di Panda Security, la protezione odierna richiede una difesa attiva dell'intera identità digitale e non più solo la gestione dei cookie, limitando la visibilità pubblica dei contenuti ed esercitando un controllo stringente sulle autorizzazioni delle app. Tra le richieste avanzate dagli utenti spiccano la possibilità di eliminare definitivamente i propri dati per il 55% e un controllo più diretto per il 51%, a testimonianza di una domanda sempre più pressante di trasparenza e sicurezza strutturale.