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Telefono Azzurro presenta la ricerca sulle nuove opportunità e rischi nella trasformazione digitale

Condotta da DOXA Kids, la ricerca offre uno spaccato delle percezioni dei giovani tra i 12 e i 18 anni e dei loro genitori, coprendo anche problematiche emergenti quali gaming, uso del denaro online e metaverso.

Autore: Redazione BitCity

Pubblicato il: 07/02/2022

Durante il 2021, il Centro di Ascolto e Consulenza 19696 di Telefono Azzurro ha gestito 192 casi con problematiche relative all’area Internet, con una media di 16 casi al mese, con una prevalenza di casi relativi a situazioni di cyberbullismo (28%) e sexting (17%). In più di 2 casi su 10, sono state riferite anche problematiche legate alla salute mentale, principalmente ideazione suicidaria (28%), paure, ansia e fobie (26%), atti autolesivi (23%), depressione (19%).
Nel 2021, il servizio 19696 ha aiutato 211 minori in difficoltà: quasi uno su due (46%) nella fascia 11-14 anni e il 38 % nella fascia 15-17.
Sempre nel 2021, il Servizio 114 Emergenza Infanzia promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia e gestito da Telefono Azzurro, è venuto in contatto con 320 casi con problematiche relative all’area Internet, con una media di 26 casi al mese (circa  1 caso al giorno), più del doppio rispetto all’anno precedente, quando erano stati 132. L’iperconnessione che ha caratterizzato il primo periodo pandemico e i potenziali rischi correlati possono aver verosimilmente inciso su questo dato. Numerosi i casi di sextortion gestiti dal Servizio 114. In oltre il 25% dei casi, il Servizio 114 ha interessato i servizi territoriali, principalmente le Forze dell’ordine e l’Autorità Giudiziaria, a testimonianza della caratterizzazione emergenziale delle richieste di aiuto poste al Servizio.
La ricerca di Telefono Azzurro è stata condotta su un campione di 855 genitori e 815 giovani tra i 12 e i 18 anni. Il questionario è stato somministrato tra il 25 Gennaio e il 1 Febbraio 2022.  Globalmente, ciò che salta subito all’occhio dall’analisi dei dati è una consapevolezza dei rischi da parte dei ragazzi che forse non ci aspettavamo e che è spesso maggiore di quella dei loro genitori. Colpisce inoltre il ruolo attivo che i giovani chiedono di poter utilmente giocarenei confronti di istituzioni e aziende per aiutarle a rendere Internet un luogo più sicuro. Di seguito, una sintesi dei risultati (le domande in alcuni casi consentivano risposta multipla). 

GAMING ONLINE
Tematica emergente alla quale è necessario prestare molta attenzione è il cosiddetto 'binge-gaming', ovvero l’uso compulsivo dei videogiochi. Dalla ricerca di Telefono Azzurro, emerge che oltre la metà dei giovanissimi (53%) gioca online da 1 a 3 ore al giorno.  Altro dato molto rilevante è che il 35% dei giovani intervistati ha effettuato acquisti mentre giocava, comprando prevalentemente skin, funzioni, strumenti di personalizzazione da collezionare e scambiare con gli amici, oppure vite e livelli per poter continuare a giocare. Giocando online, al 30% del campione globale è capitato di conoscere persone nuove (al 32% dei giovani dai 12 ai 14 anni e al 29% di quelli da 15 a 18). Importante sottolineare come il gaming online può essere anche causa di frustrazione: il 13% è stato escluso dal gioco perché non ne ha raggiunto gli obiettivi, mentre al 10% è successo di essere stato preso in giro e al 7% di prendere in giro qualcun altro.
Altro dato preoccupante: ben il 38% dei giovani ha dichiarato di conoscere qualcuno che gioca online pur avendo un’età inferiore a quella raccomandata. Giocare online può anche essere positivo. Alla domanda su quali competenze i giovani pensano di aver acquisito giocando online, le risposte più gettonate sono state: velocità di riflessi (39%), ragionamento logico (28%), pianificazione dell’azione (18%). Sulle prime due competenze sono d’accordo anche i genitori con percentuali di risposte simili (41% e 31%), che però al terzo posto collocano l’entrare in relazione con gli altri (24%). 

RISCHI ONLINE, SOCIAL MEDIA E GAMING: LE PERCEZIONI E LE PAURE DEI GENITORI
Al primo posto tra le paure dei genitori vi è il rischio che i propri figli possano essere adescati online da parte di adulti con scopi sessuali (63%), seguita dal rischio che i figli ricevano insulti o siano vittime di bullismo (38%), partecipino a challenge pericolose (29%), ricevano la richiesta di invio di foto provocanti da parte dei coetanei (25%), accedano a contenuti pornografici (24%), siano esposti a contenuti che esaltano l’anoressia, l’autolesionismo o il suicidio (22%), condividano informazioni personali (21%), vedano immagini violente o dramamtiche (14%), postino qualcosa di impulso per poi pentirsene (13%), accedano a materiali che inneggiano al razzismo o al sessismo (12%), condividano una loro foto senza permesso (12%). In misura minore, i genitori temono che i figli scommettano denaro, facciano troppi acquisti, postino foto quando sono ubriachi. 

USO DEL DENARO ED EDUCAZIONE FINANZIARIA
In questo ambito, colpisce il dato secondo il quale ben il 43% dei giovani intervistati ha fatto/fa acquisti online in autonomia, il 25% usando la carta di credito dei genitori con la loro autorizzazione (cosa riconosciuta dal 28% dei genitori). Solo il 4% l’ha usata senza che i genitori lo sapessero. Il 41% dei genitori ha dichiarato di fare spesso acquisti online insieme ai figli, il 52% di farlo raramente. Solo il 6% dice di non farlo mai.  La maggior parte dei ragazzi intervistati (25,3%) pensa che si debba iniziare a parlare di denaro e del suo utilizzo a partire dagli 11 anni, mentre il 23% ritiene che l’età giusta siano i 13 anni e il 19% che bisognerebbe affrontare il tema già dai 9 anni. E’ interessante notare che più i ragazzi sono piccoli, più ritengono che sia importante parlarne a partire da un’età inferiore. Il 43% dei genitori ritiene invece che l'età giusta per iniziare a parlare di denaro online con i figli sia tra i 6 e i 9 anni. Per il 38% tra gli 11 e i 13 anni. Il 53% dei genitori afferma di parlare spesso di utilizzo del denaro con i figli, il 43% solo qualche volta. 

METAVERSO
Per metaverso si intende una realtà virtuale in cui è possibile connettersi attraverso un ologramma/avatar di sé. Tramite questo ologramma si può interagire con gli altri, anche in luoghi diversi da quello in cui si vive e con persone che vivono molto lontano. Le esperienze fatte in questa realtà virtuale possono essere molto realistiche.  
Se ne parla tanto ultimamente, ma i giovani e i loro genitori sanno di cosa si tratta davvero? Ne percepiscono rischi e opportunità? Dalle risposte, la conoscenza della nuova realtà sembrerebbe scarsa. Alla domanda “sai cos’è il metaverso?”, il 57% del campione giovani ha risposto di no, il 33% di averne una conoscenza generica e solo il 10% ha dichiarato di sapere di cosa si tratta. Il 55% ha dichiarato di essere interessato a saperne di più. Solo il 17% dei genitori ha dichiarato di sapere cos’è il metaverso, il 37% di averne solo una conoscenza generica e ben il 46% di non sapere di cosa si tratti. Il 59% del totale dei genitori intervistati è interessato a saperne di più. Più della metà dei giovani (52%) ritiene che il metaverso non avrà un impatto significativo sulla vita delle persone; il 25% ritiene che peggiorerà la vita, il 19% che la migliorerà. Solo per il 15% dei genitori il metaverso migliorerà la vita delle persone, per il 42% non avrà alcun impatto, mentre per il 43% la peggiorerà. 
Al totale del campione giovani è stato chiesto in quali aree ritengono che il metaverso potrà essere più utile per le persone. La prime risposte citate sono state, nell’ordine: gioco (23%), svago (13%), interazioni amicali (12%), apprendimento e studio (11%), lavoro (8%), salute (7%), relazioni sentimentali (3%). Per i genitori, al primo posto c’è lo svago (18%), seguito dal gioco (16%), da apprendimento e studio (13%), interazioni amicali (9%), lavoro (9%), salute (7%), relazioni sentimentali (3%). Interessante la percentuale di chi ritiene che il metaverso non serva a nulla: 23% delle risposte (giovani) e 26% (genitori). Andando ad approfondire ulteriormente la percezione delle opportunità offerte dal metaverso, vediamo che al primo posto - nelle risposte dei giovani - c’è che permetterebbe di vivere tante esperienze diverse (32%), seguito dal fatto che potrebbe garantire socialità e incontri anche se le persone sono in aree geografiche molto lontane, è accessibile a qualsiasi ora (23%), consentirebbe di dar forma facilmente a qualcosa che nella realtà ancora non esiste (22%), aiuterebbe a sentirsi meno isolati (20%), garantirebbe uguaglianza e pari opportunità (di partecipazione, apprendimento, ecc.) indipendentemente dal livello economico (17%), permette l’espressione senza limiti delle proprie inclinazioni (13%). Nello stesso ordine e con percentuali simili le risposte dei genitori. Un 25% dei giovani e un'uguale percentuale di genitori, però, ritiene che non vi siano opportunità legate al metaverso. 
Fin qui le opportunità. Ma quali sono invece le percezioni dei rischi? I giovani hanno risposto così: trascurare il mondo reale (40%), rifugiarsi nel metaverso per scappare alla realtà (36%), trascorrere più tempo nel metaverso che nella realtà (33%), vivere una vita che non corrisponde a quella reale, più desiderabile, più ricca… (33%), perdere di vista determinati obiettivi di vita (scuola, sport, relazioni sociali (28%), venire in contatto con sconosciuti (25%), condividere molte informazioni personali (solo il 20% del campione però lo percepisce come rischio), non garantire pari opportunità a persone con disponibilità economiche diverse (10%). Le risposte dei genitori evidenziano lo stesso ranking di problematiche, con percentuali analoghe a quelle dei figli. C’è poi un 9% di giovani e il 3% di genitori che non ritiene vi sia alcun rischio nel metaverso.

IL TEMPO TRASCORSO ONLINE DAI GIOVANI
Ben il 71% dei giovani intervistati ritiene di aver aumentato il tempo trascorso online negli ultimi due anni (opinione condivisa dal 70% dei genitori, che nel 63% dei casi spesso si chiedono se il tempo che i figli trascorrono online non sia eccessivo). Nonostante la scuola sia tornata in presenza e i ragazzi e le ragazze vogliano riappropriarsi degli aspetti face to face delle relazioni dopo questo uso massiccio «forzato», Internet rimane uno tra i contesti privilegiati per comunicare e condividere le cose fatte quotidianamente con gli amici (virtuali e non). Quasi la metà dei giovani (47%) dichiara di essere connesso 2-3 ore al giorno e c’è un 12% di giovani che dichiara di essere connesso da 4 a 6 ore al giorno, un 4% che afferma di essere sempre connesso e un 3% che lo è per più di 6 ore. Dichiara di essere online per non più di un’ora al giorno solo il 24% del campione. La percezione dei genitori corrisponde alle dichiarazioni dei figli. Il 54% dei ragazzi percepisce solo talvolta di stare troppo tempo davanti a uno schermo, mentre solo il 13% è consapevole (spesso o sempre) di trascorrere troppe ore online. Curiosamente, però, c’è poi una larga percentuale (79%) che ritiene che le funzioni per limitare il tempo trascorso online siano utili, mentre un 34% ritiene che non servano. Più alta la percentuale di genitori che le ritiene utili (91%). 
Ma cosa fanno online questi giovani? Chattano, soprattutto (58%), ascoltano musica (53%), giocano (48%), seguono lezioni a distanza (39%), guardano film o serie tv (38%), mandano vocal su Whatsapp (29%), guardano video tutorial (27%), video di game players (26%) o video per informarsi e studiare (25%), pubblicano foto/video/storie su Tik Tok, Instagram e altri social (23%), guardano video comici (23%). In percentuale minore, nell’ordine, registrano foto/video/storie dai social, usano la posta elettronica, fanno acquisti online, leggono libri, cercano nuovi amici, leggono/scrivono in forum o blog, leggono i giornali online (solo il 4%!), cercano informazioni su salute e malattie, usano app di dating (solo i diociottenni). 
Per quanto riguarda i principali social e app di messaging online, i giovani usano Whatsapp e Facebook soprattutto per stare con gli altri, YouTube, Instagram, Tik Tok, Twitch e Discord per divertirsi. 
Quali di queste attività vengono condivise tra figli e genitori? L’82% guarda serie TV insieme ai figli, il 54% condivide contenuti, il 44% gioca a videogame/giochi online con i figli, il 35% registra video con loro. L’approccio all’attendibilità delle notizie online vede un 47% del campione giovani che, prima di condividerle, si assicura che siano attendibili/cerca e verifica la fonte, ma un 20% non sa come orientarsi per giudicarne la veridicità e il 13% si fida solo delle notizie che hanno un elevato numero di like e condivisioni; il 20% dei giovani legge solo i titoli e il 14% si sente sommerso dalle troppe notizie in rete e una stessa percentuale non legge notizie online.
Secondo il 63% dei genitori, Internet è una fonte di informazione affidabile. Ma qual è l’influenza della vita online su quella reale? Per ben il 67% dei giovani, Internet ha un’influenza abbastanza, molto o moltissimo rilevante sulle relazioni amicali, sulla reputazione (58%), sul modo di essere (61%), sulle relazioni sentimentali (72%).
Per il 70% dei genitori, il tempo trascorso online influisce da abbastanza a moltissimo sulle relazioni amicali dei figli, su ciò che vivono (73%), sulla loro reputazione (53%) e le relazioni sentimentali (48%). Secondo i giovani, infine, i social favoriscono in primis le relazioni (40%), creano un senso di comunità (38%), permettono di apprendere cose nuove (33%) e di esprimere le proprie emozioni (27%) e inclinazioni (18%), consentono di chiedere aiuto quando si è in difficoltà (16%).
Tutte cose positive. E quelle negative? Per il 15% dei giovani i social generano un senso di solitudine e una pressione rispetto alle aspettative sociali (14%), favorendo inoltre la diseguaglianza (7%). E i genitori cosa ne pensano? Se molti citano al primo posto gli aspetti negativi - i social favorirebbero un senso di solitudine (34%) e la pressione rispetto alle aspettative sociali (29%) nonché la disuguaglianza (13%) - per il 29%, però, favorirebbero il senso di comunità, l’apprendimento di cose nuove (27%), le relazioni (26%), l’espressione delle proprie emozioni (20%) e inclinazioni (17%), la possibilità di chiedere aiuto quando si è in difficoltà (10%), l’uguaglianza (5%).

PRIVACY
Ai giovani è stato chiesto se ritengono che le informazioni relative alla privacy e all'utilizzo dei dati nel mondo online e social siano chiare e scritte in un linguaggio comprensibile. Le risposte fanno riflettere, con un 61% di intervistati che ritiene che non lo siano mai o la maggior parte delle volte. I giovani, forse un po’ a sorpresa, sono consapevoli dei rischi di uso non consentito dei dati da parte delle piattaforme (l’85% lo è abbastanza, molto o moltissimo), Ciononostante, il 44% accetta i cookie per comodità. Ma quanto sanno i genitori della vita online dei loro figli? Il 72% si dice sicuro di saperne da abbastanza a moltissimo. E quanto intervengono nelle attività online del figlio? Il 27% dichiara di conoscere le sue password, il 22% controlla con quali contatti stringe amicizia sui social, il 21% si fida e basta per non invadere la privacy dei figli, il 21% è follower dei figli e li segue sui social, il 21% ha attivato filtri di sicurezza che bloccano i contenuti per età. Ben il 44% dei genitori non controlla le app scaricate dal figlio perché si fida o perché il figlio non glielo permette. 

INTERNET E LA SALUTE MENTALE E FISICA
Secondo il 72% dei ragazzi, Internet è una fonte attendibile per informazioni sulla salute e il benessere e fornisce informazioni utili. Pensa lo stesso il 63% dei genitori.Ma quanto influenza l’umore giornaliero ciò che i giovani vedono sui social? Poco o per nulla per il 57% dei ragazzi, da abbastanza a moltissimo per il 45%. 

LA CONSAPEVOLEZZA DEI RISCHI ONLINE
Il 94% dei giovani ritiene che la soluzione per rendere Internet un luogo sicuro debba passare dall’educazione da parte dei genitori e della scuola. Importanti sono ritenuti anche gli strumenti tecnologici per segnalare rischi e pericoli, ma anche una maggiore consapevolezza da parte dei ragazzi. Il 35% ritiene che le aziende hi-tech dovrebbero creare sezioni su Internet adatte ai giovani.  Il 96% dei ragazzi ritiene che la loro partecipazione e opinione dovrebbe essere tenuta in considerazione per la creazione di una rete sicura.
Quelli che la pensano così, è convinto che, perché ciò si realizzi, dovrebbero essere organizzati incontri specifici tenuti da esperti a scuola (47%), si dovrebbe dedicare spazio durante l’orario scolastico per formulare proposte concrete da indirizzare poi ad aziende ed esperti (38%), le tematiche potrebbero interessare i progetti di alternanza scuola-lavoro (31%), si dovrebbero organizzare incontri con le aziende hi-tech (31%), i professionisti dovrebbero dialogare con i ragazzi nell’ambito di forum internazionali (26%), dovrebbero essere promossi incontri con le istituzioni (25%). 


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