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Gruppi WhatsApp di classe: guida alla sopravvivenza

La piattaforma di ripetizioni scolastiche online GoStudent ha delineato i 10 profili di genitori che si trovano più comunemente in queste chat e stilato una lista di consigli per destreggiarsi nella Babele della messaggistica scolastica.

Autore: Redazione BitCity

Pubblicato il: 14/11/2022

Per ogni bambino che fa il suo ingresso a scuola c’è un genitore che viene aggiunto ad un gruppo WhatsApp di classe. Per chi ha più figli, i gruppi si moltiplicano, dal nido alla scuola superiore.

Il gruppo WhatsApp di classe nasce come strumento per condividere velocemente informazioni utili, coinvolgendo tutti i genitori, ma spesso il suo scopo principale viene disatteso e ci si ritrova sommersi di messaggi inutili di “buongiorno” e “buonanotte”, di chiacchiere futili e incomprensioni, di lamentele e polemiche, con continue notifiche che rendono la permanenza nel gruppo davvero insopportabile.

GoStudent, leader dell’e-learning e delle ripetizioni scolastiche online, ha delineato l'identikit delle 10 tipologie di genitori che solitamente popolano i gruppi Whatsapp di classe e stilato una lista di consigli per sopravvivere alla Babele della messaggistica scolastica.

I 10 tipi di genitori che si trovano nei gruppi WhatsApp di classe

I polemici: fanno costantemente domande e se nessuno risponde all’istante si innervosiscono. Hanno da ridire su tutto, dalle proposte della scuola a quelle degli altri genitori.

Gli esibizionisti: mandano foto private e non pertinenti. Dal weekend fuoriporta alla serata al ristorante, ogni occasione è buona per mettersi in mostra.

I ninja: ci sono, ma nessuno li ha mai visti. Leggono tutto, ma non interagiscono. Il massimo che fanno, quando è proprio necessario dare una risposta, è di adeguarsi alla maggioranza.

I segretari: si comportano come se fossero i segretari personali dei figli. Ogni giorno chiedono dei compiti, del materiale da portare a scuola o della giacca smarrita durante la gita.

Gli ansiosi: scatenano inutili allarmismi per qualsiasi cosa. Si lamentano sempre, vedono minacce ovunque, non sono mai rilassati e amano creare drammi.

Gli onniscienti: conoscono tutte le date scolastiche dell’intero anno e condividono continuamente informazioni nel gruppo anche se nessuno ha chiesto loro di farlo.

Gli ignari: al contrario degli onniscienti, non hanno mai idea di cosa stia succedendo. non leggono le comunicazioni e si affidano esclusivamente al gruppo per restare informati.

I factotum: hanno tutto sempre sotto controllo e sembrano destreggiarsi perfettamente tra lavoro, casa, scuola e vita sociale. Vogliono primeggiare, facendo sentire gli altri genitori non all’altezza.

I nevrotici: costantemente stressati e di fretta. Nonostante millantino di essere sommersi di impegni, trovano sempre il tempo per lamentarsi col gruppo della loro vita frenetica.

I virali: ci sono poi quelli che rispondono con meme o gif, mandano immagini di dubbio gusto, catene e frasi ad effetto. Inoltrano anche fake news scatenando reazioni negli altri genitori.

Netiquette dei gruppi Whatsapp di classe: cosa fare e cosa non fare

Con qualche accorgimento e regola di buona convivenza, anche il gruppo Whatsapp di classe può, però, tornare ad essere un utile mezzo di informazione. La piattaforma di apprendimento online GoStudent ha stilato un breve vademecum finalizzato a valorizzare la messaggistica scolastica ed evitare alcune criticità.

Cosa fare:

  • Stabilire fin dall’inizio regole chiare sull’utilizzo del gruppo e definire la tipologia di contenuti che è permesso condividere.

  • Nominare un amministratore. Un gruppo WhatsApp che funziona, in genere, ha un amministratore efficace, che modera toni e contenuti, media, risponde in modo diplomatico e autorevole, fornisce informazioni chiare e lineari, riferisce istanze importanti del gruppo classe ai docenti e viceversa.

  • Utilizzare sempre un tono gentile e pacato e tenere un atteggiamento rispettoso verso tutti gli altri membri del gruppo.

  • Essere collaborativi con gli altri genitori. Non tutti possono essere presenti alle riunioni di classe è, quindi, una buona idea e gesto di cortesia che un genitore - l’amministratore del gruppo o un volontario - faccia un riassunto puntuale degli argomenti discussi, così che tutti possano essere informati.

  • Segnalare tempestivamente se c’è un caso di Covid, influenza o altre patologie, in modo che gli altri genitori possano prendere le giuste precauzioni. Il tutto senza drammatizzare.

  • Rispondere in privato a domande fatte in chat, ma che non sono rilevanti per tutti i membri del gruppo.

Cosa non fare:

  • Chiedere continuamente i compiti per il figlio, a meno che non sia stato assente per malattia o altri motivi giustificabili. Le continue richieste di compiti sono fastidiose e rischiano di deresponsabilizzare lo studente.

  • Entrare in argomenti di tipo personale o esprimere ideologie politiche, religiose, ecc. A differenza delle chat tra amici, i gruppi Whatsapp della scuola non sono il contesto giusto per lasciarsi andare a commenti personali che potrebbero anche risultare offensivi per qualcuno.

  • Criticare l’insegnante, gli altri bambini e i genitori. Le critiche fatte nei gruppi non sono costruttive e contribuiscono solo ad aumentare i contrasti nella classe e a creare situazioni spiacevoli. Meglio affrontare le problematiche in privato e di persona con i diretti interessati.

  • Evitare le risposte a catena: quando si legge una comunicazione, non è necessario rispondere tutti per presa visione, intasando la chat di inutili “ok”, “va bene”, pollici in su ed emoji varie. In ogni gruppo è presente la notifica di lettura, perciò chi manda il messaggio può sapere in ogni momento chi lo ha letto e chi no.

  • Pubblicare contenuti che non hanno nulla a che fare con la classe, come meme, barzellette, catene virtuali, ecc.

Esiste poi un’altra soluzione: scegliere di non far parte del gruppo WhatsApp di classe ed informarsi attraverso le vie tradizionali, contattando gli insegnanti o la segreteria, consultando il sito della scuola o il registro elettronico in uso in ogni istituto scolastico.



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