Un sondaggio rivela come la routine alimentare degli italiani stia cambiando, tra il primato della colazione, le abitudini legate al reddito e la diffusione pervasiva dei dispositivi tecnologici durante i pasti.
Autore: Redazione BitCity
Pubblicato il: 07/07/2026
La quotidianità alimentare italiana appare oggi come un mosaico di abitudini consolidate e trasformazioni tecnologiche profonde. Nonostante i ritmi frenetici della vita moderna, la colazione rimane un pilastro insostituibile per il 78% degli italiani che non rinuncia a questo rito quotidiano, confermandosi come il pasto più radicato nella cultura nazionale. Esistono tuttavia nette differenze generazionali, con un divario significativo tra i pensionati, che mantengono un'abitudine costante, e gli studenti, il cui ritmo irregolare riflette le difficoltà di conciliare gli impegni quotidiani con una dieta strutturata. Anche il consumo di pasti fuori casa e il ricorso al food delivery mostrano una geografia economica molto precisa, dove tali abitudini non sono legate a uno stato di necessità, bensì a una maggiore disponibilità di reddito, rendendo il delivery un vero servizio di convenienza per chi ha più potere d’acquisto.
L'orario della cena, storicamente associato a una divisione geografica tra Nord e Sud, riserva oggi diverse sorprese che mettono in discussione i vecchi luoghi comuni. Sebbene molte regioni settentrionali mantengano ritmi più precoci, la capitale Roma mostra abitudini serali che si avvicinano a quelle delle regioni meridionali, con una quota significativa di cene consumate dopo le 21:00. All'estremo opposto, il Trentino Alto Adige si distingue con abitudini alimentari più vicine agli standard mitteleuropei, con gran parte della popolazione a tavola entro le 20:00 anche durante il weekend.
Al di là dell'orario, l'abitudine più trasversale e sorprendente riguarda il massiccio utilizzo di dispositivi digitali durante i pasti, con il 72% degli italiani che cena regolarmente con uno schermo acceso, sia esso un telefono, un tablet o la televisione. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa non è una pratica esclusiva dei più giovani: la fascia di età compresa tra i 45 e i 54 anni registra infatti la percentuale più elevata di utilizzo sistematico, superando quella dei cosiddetti nativi digitali. Ancora più inaspettato è il dato relativo ai nuclei familiari, che vede le coppie senza figli come la categoria più dipendente dagli schermi durante la cena, un comportamento che sostituisce di fatto il dialogo e la conversazione anche in presenza del partner. Questo fenomeno ha implicazioni rilevanti non solo sul piano nutrizionale, poiché l'uso di schermi aumenta il consumo di cibo e l'apporto calorico, ma anche su quello relazionale, alimentando il cosiddetto phubbing e riducendo significativamente il senso di vicinanza e soddisfazione all'interno della coppia.