L’impennata dei prezzi delle memorie e dei componenti spinge al ribasso la domanda globale, mentre i produttori trasferiscono l’inflazione sui listini al consumo.
Autore: Redazione BitCity
Pubblicato il: 15/07/2026
Il settore globale dei personal computer ha vissuto un secondo trimestre del 2026 all'insegna della contrazione, registrando un calo delle spedizioni del 3,6% su base annua, per un totale di 65,7 milioni di unità distribuite. Secondo le ultime analisi di mercato di Omdia, gruppo di ricerca e consulenza tecnologica, la flessione ha colpito sia i desktop, scesi a 13,9 milioni di unità, sia il segmento dei notebook, che con 51,7 milioni di unità consegnate ha subito una contrazione più marcata del 4,2%. Questo rallentamento non rappresenta un evento isolato, ma è il risultato diretto di una complessa dinamica di filiera che ha visto il settore costretto a confrontarsi con un forte aumento dei costi per le memorie DRAM e NAND già nel corso del primo trimestre dell'anno. L'impatto di questi rincari si è tradotto inevitabilmente sui prezzi finali al consumatore, che in molti casi hanno registrato incrementi compresi tra il 20% e il 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, alterando le strategie di acquisto sia degli utenti privati che delle aziende.
La reazione del mercato ha evidenziato un comportamento preventivo da parte dei clienti che, nel tentativo di anticipare ulteriori rialzi, hanno concentrato gli acquisti nei primi tre mesi dell'anno, creando di fatto un effetto di saturazione temporanea. Ora, gli analisti osservano un periodo di domanda ritardata, con consumatori e decision maker IT che scelgono di attendere una maggiore stabilità prima di procedere con nuovi investimenti. L'incertezza è particolarmente evidente nel settore B2B, dove oltre la metà dei partner di canale segnala la volontà dei clienti di rinviare i piani di aggiornamento hardware. Questo atteggiamento persiste nonostante la crescente necessità di rinnovare i parchi macchine aziendali, spinta dall'avvicinarsi della scadenza definitiva del supporto per Windows 10, prevista per ottobre 2025, che rende l'infrastruttura tecnologica attuale sempre più obsoleta.
Le prospettive per la seconda metà del 2026 non appaiono orientate a una rapida inversione di tendenza. Nonostante si preveda una stabilizzazione nel ritmo di crescita dei costi dei componenti, i prezzi di vendita dei PC continueranno a riflettere l'inflazione accumulata, poiché non è attesa un'inversione di marcia per i prezzi di memoria e archiviazione nel breve termine. A questo si aggiunge l'aumento dei costi per altre componenti critiche, come i condensatori ceramici multistrato e i circuiti stampati, che costringe i produttori a trasferire l'onere finanziario sui clienti finali. Questa strategia di pricing, pur necessaria per la sopravvivenza dei margini industriali, rischia inevitabilmente di frenare ulteriormente la domanda nel corso dei prossimi mesi.
Nel panorama competitivo, i grandi produttori hanno affrontato questo scenario con risultati differenti. Lenovo ha mantenuto la leadership del mercato con 16,6 milioni di unità, conservando una quota del 25% nonostante un lieve calo nelle spedizioni. HP ha occupato la seconda posizione con 13,0 milioni di unità, mentre Dell si è confermata terza con 9,3 milioni di pezzi, dimostrando resilienza in un contesto di offerta limitata. Un dato di particolare interesse arriva da Apple, che ha registrato la crescita più significativa tra i principali vendor, spedendo 7,3 milioni di unità e guadagnando due punti percentuali di quota di mercato rispetto al 2025, un successo trainato dal lancio del MacBook Neo e da una solida domanda di fondo. Infine, Asus ha completato la classifica dei primi cinque, mantenendo sostanzialmente stabili i propri volumi di vendita su base annua.