Il nuovo report di Check Point Research (CPR) evidenzia come il settore tecnologico continui a essere il bersaglio primario delle campagne di phishing, mentre gli attaccanti estendono le tecniche di ingegneria sociale verso strumenti di intelligenza artificiale e piattaforme per sviluppatori.
Autore: Redazione BitCity
Pubblicato il: 26/10/2026
Check Point Research (CPR), la divisione di Threat Intelligence di Check Point Software Technologies Ltd. (NASDAQ: CHKP), ha pubblicato i dati relativi al Brand Phishing Report per il terzo trimestre del 2026. L'analisi conferma Microsoft in vetta alla classifica dei marchi più frequentemente usati dagli attaccanti per falsificare l'identità, con una quota pari al 33% di tutti i tentativi rilevati, segnando una crescita dal 23% registrato nel trimestre precedente.
La seconda posizione della graduatoria registra l'ascesa di Apple (+2 posizioni), a pari merito con Google con l'8% dei casi. Seguono LinkedIn, in discesa al quarto posto con il 6%, e Amazon al quinto posto con il 4%. I primi cinque brand raccolgono da soli oltre la metà di tutti i tentativi di truffa basati sull'usurpazione d'identità aziendale.
La classifica dei dieci marchi più colpiti nel Q3 2026 comprende:
Microsoft – 33% (invariato)
Apple – 8% (in aumento di 2 posizioni)
Google – 8% (invariato)
LinkedIn – 6% (in calo di 2 posizioni)
Amazon – 4% (invariato)
YouTube – 3% (in aumento di 5 posizioni)
Facebook – 2% (invariato)
Dropbox – 2% (in aumento di 10 posizioni)
WhatsApp – 1% (in calo di 1 posizione)
Adobe – 3,8% (in calo di 4 posizioni)
Il rapporto segnala inoltre un'evoluzione nelle tattiche d'attacco: i cybercriminali stanno diversificando le proprie azioni impersonando piattaforme di intelligenza artificiale e ambienti per sviluppatori (come Claude e Google Antigravity), veicolando falsi avvisi di fatturazione ed eseguendo comandi malevoli. Le campagne non puntano soltanto alla sottrazione di credenziali, ma mirano a spingere le vittime a eseguire script da terminale o a installare autonomamente software per l'accesso remoto. Il settore tecnologico si conferma l'ambito più esposto, seguito dai social network e dal settore bancario.